Navigation Menu

la Storia

Circello è un piccolo centro rurale sito nell’entroterra beneventano. Sorge su un promontorio roccioso proteso sulle valli dei torrenti Torti e Tammarecchia. Le sue origini sono da rintracciare in epoche remote: dominio della tribù sannitica dei Pentri, il territorio di Circello, faceva parte del Sannio Irpino, e in particolare questa zona, come ricorda lo storico romano Tito Livio, era denominata “Taurasia”. I territori dell’Alto Sannio furono poi conquistati dai Romani al termine delle guerre sannitiche, e il territorio di Circello divenne Ager publicus di proprietà del popolo romano. Proprio al periodo romano risalgono i reperti archeologici rinvenuti sul territorio e i recenti scavi effettuati in particolare in contrada Macchia.

Situata a pochi chilometri dal centro urbano di Circello, l’attuale zona archeologica di Macchia, fu la sede di Bebio, l’antica capitale dei Liguri Bebiani, qui deportati nel 181 a.C. dai consoli romani Marco Bebio Tamfilo, dal quale i Liguri, secondo l’usanza romana presero poi il nome, e Publio Cornelio Cetego. Lo storico Tito Livio, nella sua monumentale storia di Roma,Ab Urbe condita, narra così della deportazione dei Liguri Apuani nel Sannio:

«I consoli P. Cornelio e M. Bebio che nel frattempo non avevano compiuto nulla di importante inerente al consolato condussero l’esercito nel paese dei Liguri Apuani. I Liguri che fino all’arrivo dei consoli nella provincia non si attendevano punto di dover combattere, attaccati di sorpresa, si arresero tosto, in numero di circa 12000 – I consoli, dopo aver prima consultato il Senato, presero la decisione di deportarli lontano dai monti, (Alpi Apuane, da cui il loro originario nome) sì che non potessero nutrire speranza di ritorno, in territorio di pianura, convinti che questo fosse l’unico mezzo per porre veramente fine alla guerra in Liguria. Nel Sannio c’era un territorio di proprietà della repubblica, già appartenente ai Taurasini; quello i consoli designarono come la nuova sede dei Liguri Apuani; ordinarono perciò ad essi di discendere dalle loro montagne con i figli e le mogli e di portare seco tutti i loro averi. Più volte i Liguri, per mezzo di incaricati pregarono e supplicarono di non essere costretti ad abbandonare le loro case, la terra dove erano nati, le tombe dei loro morti; consegnavano le armi, offrivano ostaggi. Ma poiché non ottenevano nulla e non avevano forze sufficienti per ribellarsi, ubbidirono agli ordini. A spese pubbliche vennero deportati circa 40000 uomini di libera condizione con le donne e con i figli. Vennero dati loro 150000 denari d’argento perché potessero acquistare cose di prima necessità nelle nuove sedi. La divisione e l’assegnazione dei poderi fu compiuta da quegli stessi che avevano curato la trasmigrazione, Cornelio e Bebio: dietro loro richiesta però il Senato nominò cinque esperti che li consigliassero. Portata a termine la non indifferente impresa i consoli condussero l’esercito a Roma. Il Senato decretò ad essi il trionfo, e furono i primi che ottenessero quell’onore senza aver combattuto».

A testimoniare la presenza di questa colonia nel territorio rimane la famosa Tabula Alimentaria ritrovata proprio a Macchia nel 1831. Si tratta di un reperto di straordinaria importanza risalente all’anno 101: elenca i fondi e i proprietari ai quali era stata concessa, per volontà dell’imperatore Traiano, una somma di denaro in prestito, all’interesse del 2,5%. Il ricavato degli interessi era destinato ai fanciulli poveri. La tavola, ritrovata nel 1831 da Giosuè De Agostini in un podere di sua proprietà, venne trascritta per la prima volta nel 1845 dal p. Raffaele Garrucci di Napoli. Essa è oggi visibile presso il Museo delle Terme in Roma.

La città dei Liguri rivestì una certa importanza amministrativa e commerciale a livello locale, accrescendosi nel corso dei secoli con l’arrivo di veterani romani delle varie guerre che ricevevano in assegnazione i vari territori del luogo ancora liberi. Ciò nonostante, anch’essa come tutti i centri minori dell’impero romano, col trascorrere dei secoli, lentamente perse tutta la sua importanza, riducendosi ad un piccolo villaggio (una certezza dell’esistenza ancora vitale del centro nell’Alto Medioevo, è data dal ritrovamento di numerose monete risalenti a quel periodo). Poi improvvisamente tutto sembra tacere: mancando, infatti, testimonianze attendibili, l’ipotesi più credibile propende per un incendio del rimanente villaggio ancora esistente a Macchia. Ciò si presume sia accaduto tra l’VIII e il IX secolo (gli ultimi manufatti risalgono a quel periodo), e la distruzione è da imputare con tutta probabilità ai Saraceni, che per lungo tempo infestarono in tutto il Sannio. A questo episodio risalirebbe infatti la successiva designazione di quel territorio col nome di Maccla Saracenorum. I Liguri superstiti si rifugiarono nei territori immediatamente circostanti alla loro antica città, dando vita ai vari centri minori di: Macchia, Casaldianni, Forcellata. Un gruppo di questi superstiti venne a stabilirsi presso il promontorio roccioso sul quale sorge l’attuale centro abitato di Circello, stabilendo precisamente il primo nucleo di abitazioni nella zona sottostante lo sperone roccioso, dove sarebbe sorta l’antica chiesa di San Nicola, tutt’oggi esistente.

Il nuovo borgo venne denominato Cercellum per l’abbondanza di querce secolari nei dintorni del nuovo centro, come del resto in tutto l’Alto Sannio: così da Quercetum, Cercetum, Cercellum a Circello.

Con la dominazione normanna (XI secolo), nella parte più alta del promontorio, venne costruito il poderoso castello, che ebbe il suo completamento nel XIV secolo, con l’aggiunta della torre quadrata di difesa, costruita dagli Aragonesi.

Il borgo medioevale aveva sette porte, con sette camminamenti; a ciò si aggiungeva un passaggio segreto (oggi scomparso) che dalla chiesa di S. Nicola portava al castello, ed era utilizzato nei momenti di pericolo dalla popolazione.

Al tempo di Guglielmo II di Sicilia detto il Buono, Circello dipendeva dalla contea di Cisterna e Pietracatella ed era feudo della famiglia Alemagna. Successivamente, e in maniera non chiara e documentata, questa famiglia perdette il suo feudo. Nel 1289 era in possesso di Eufrasia, di cui non è noto il casato che sposando Pandolfo Stellato o Scillato o Scigliatis. A Pandolfo successe verso il 1343 Niccolò. Nel 1365 circa era in possesso di Ugone la cui figlia Magalda (Margherita), che a sua volta lo recò in dote alla casata della Leonessa [3]. Nel 1457 il feudo passò ai Carafa, prestigiosa e potente famiglia napoletana al tempo di Alfonso V d’Aragona, re di Napoli e di Sicilia.

Una situazione di estremo pericolo fu quella che si verificò il 3 giugno 1496: una fratricida battaglia fu, infatti, combattuta presso le mura del borgo di Circello; essa vide schierate, da una parte le truppe di Ferdinando I di Napoli, e dall’altra, quelle di Carlo VIII [4][5] [6].

Nel 1485 il re Ferdinando I d’Aragona, re di Napoli, fu costretto ad affrontare una congiura ordita contro di lui dai suoi baroni. Sventata la congiura, i nobili ribelli, si rivolsero al giovane Carlo VIII re di Francia, invogliando ad allontanare gli Aragonesi dal Sud d’Italia. Frattanto, morto Ferdinando gli successe Alfonso II d’Aragona che, di fronte all’invasione francese, cedette la corona al figlio Ferdinando II (detto Ferrantino), mentre Carlo VIII, entrava trionfatore in Napoli nel 1495. Ma a causa delle prepotenze dei Francesi, della pur viva resistenza degli aragonesi, e della contrarietà mostrata dalla maggior parte degli stati italiani di quel periodo, Carlo VIII fu costretto a tornare in Francia con metà del suo esercito. Allora gli Aragonesi rialzarono la testa. Battaglie e scaramucce tra i due schieramenti si ebbero un po’ dappertutto. In particolare, gli Angioini, compiute alcune retate e saccheggi a danno di alcuni centri delle Puglia e del Molise, passando per Campobassogiunsero nella piana di Morcone: loro intento era quello di impadronirsi di Circello, roccaforte degli Aragonesi, soccorrere Fragneto Monforte avamposto angioino assediato dagli Aragonesi, così da aprirsi la via per Napoli.

Circello era luogo munito di un possente quadrilatero eretto dagli aragonesi stessi per fortificare il preesistente castello normanno. Fu così che cominciò l’assedio a Circello: gli Angioini portarono ben sette attacchi alla fortezza aragonese, ma per sette volte furono respinti. Fu in occasione di uno di questi attacchi che sotto le mura del borgo circellese perse la vita Camillo Vitelli, famoso capitano di ventura del XV secolo, che combatteva al fianco degli Angioini. Il Guiccirdini ricorda il valente capitano con queste parole:

«Mentre a lato alle mura fa egregiamente l’ufficio di capitano e di soldato, percorso nella testa da un sasso terminò la vita sua».

Costretti a togliere l’assedio, gli Angioini dovettero accettare la battaglia. Era il 3 giugno 1496: le truppe degli Angioini furono messe in fuga, e presero la via della Puglia; ma raggiunte, furono sconfitte il 24 luglio presso Auletta.

Nel 1536 Niccolò Maria di Somma acquistò il feudo di Circello dal viceré Filiberto di Chalon, principe d’Orange. Nel 1548 il viceré don Pietro di Toledo diede l’investitura di questo feudo a Scipione di Somma, figlio di Niccolò, insieme a Colle) e agli altri feudi di Casaldianni, Macchia e Forcellata. Nel 1581 fu concesso a Scipione di Somma il titolo di marchese di Circello ma questi lo rifiutò in favore del figlio Ferdinando, tenendo per sé solo il titolo di principe di Colle. La casa di Somma ha mantenuto il possesso del feudo ininterrottamente dal 1528 fino all’abolizione del feudalesimo: infatti proprio all’inizio degli anni cinquanta, con la morte di Vincenzo di Somma, si estinse la famiglia ducale di Circello, che aveva regnato su quelle terre per più di quattro secoli. Nel periodo feudale Circello ospitò per lungo tempo la “Camera Marchesale” che amministrava la giustizia.

Durante la rivoluzione partenopea del 1799, il borgo si schierò coi giacobini di Napoli; facendo successivamente parte della Capitanata fino al 1809, quando passò alla provincia di Campobasso. Circello fu tra i primi comuni dell’Alto Sannio ad aderire alla nascente provincia di Benevento, inviando al generale Garibaldi di stanza inAvellino, una delegazione di rappresentanza guidata da Nicola Tartaglia, assieme a Luigi e Nicola Zaccari; ed infatti nel 1861 il comune fu integrato nella provincia di Benevento. Dopo l’unità italiana il comune si schierò contro il brigantaggio, fenomeno che imperversò in maniera diffusa anche in queste contrade. A partire dagli inizi delNovecento Circello ha vissuto un notevole calo demografico dovuto soprattutto all’emigrazione in massa, prima verso le Americhe, e poi, a partire dagli anni cinquanta, verso l’Australia, l’Argentina, il Venezuela, la Germania, la Svizzera e la Gran Bretagna.

 

EN

Circello lies about 70 km northeast of Neaples in the province of Benevento at approximately 700 meters above sea level. It stands on a rocky promontory jotting on the river valley of the streams Torti and Tammarecchia. The village borders with the municipalities of Campolattaro, Reino, Colle Sannita, Castelpagano, Fragneto l’Abate, Morcone and Santa Croce del Sannio.

Its origins can be traced back in ancient times when Circello was part of the territory of the Sannio Irpino which was a domain of the Samnite Pentri Tribe.

The territories of the high Sannio were later conquered by the romans at the end of the Samnite wars. Not far from the village of Circello is an area called Macchia, an archaeological site. At Roman times it was the capital of the Liguri Bebiani who were deported to this area by the Roman consul Bebio in 181 B.C.

A witness to the presence of this colony in the territory remains the famous “Tabula Alimentaria” found in Macchia in 1831 over the city of the Liguri Bebiani slowly lost all its importance and was gradually reduced to a small village. Its destruction was probably due to a Saracen incursion, which infested across the Sannio for many years. The Ligurian survivors took refuge in the territories immediately surrounding their ancient town, rising various small villages such as Macchia, Casaldianni and Forcellata – Another group of these survivors settled in the area which is now called Circello. At the time the town was called “Cercellum” due to the abundance of oak tree in the entire territory. The name in fact derives from the Latin “Quercus” or “Cercetum” from oak.

FR

Circello est une ville (municipalité) dans la province de Benevento dans la région italienne de Campanie, située à environ 70 km au nord de Naples et à environ 25 km au nord de Bénévent et à environ 700 mètres au dessus du niveau de la mer. Circello frontières des municipalités suivantes: Campolattaro, Castelpagano, Colle Sannita, Fragneto l’Abate, Morcone, Reino, Santa Croce del Sannio. Se dresse sur un promontoire rocheux qui se avance sur les vallées fluviales de Torti et Tammarecchia. Ses origines se trouvent dans les temps anciens: le domaine de la tribu Sannitica Pentri, le territoire de Circleville, faisait partie du Sannio Irpino, et en particulier ce domaine, comme le rappelle l’historien romain Tite-Live, a été nommé “Taurasia”. Les territoires de la Haute Sannio ont ensuite été conquis par les Romains à la fin des guerres samnites, et le territoire de Circello devenus “publicus Ager” de la propriété du peuple romain. Juste à ce jour remonte à l’époque romaine, la trouve découvertes archéologiques dans la région et les fouilles récentes en particulier dans Contrada Macchia. Situé à quelques kilomètres de la ville de Circleville, la zone archéologique actuel de Macchia, était le siège du Bebio, l’ancienne capitale de la Ligurie Bebiani, déporté ici à 181 BC L’historien Tite-Live, dans son histoire romaine monumentale, Ab Urbe assaisonné , raconte la déportation des Ligures Apuanes dans Sannio. Un témoin de la présence de cette colonie sur le territoire reste le fameux «Tabula Alimentaria» qui se trouve juste Macchia en 1831. La ville de la Ligurie que tous les centres mineurs de l’Empire romain, avec le passage des siècles, lentement perdu toute son importance, et a été réduit à un petit village. Puis, soudain, tout semble se taire: disparus, en fait, des preuves fiables, l’hypothèse la plus probable incliné pour tirer le reste existant encore sur Macchia. Il destruction est due dans tous les Sarrasins de probabilité, qui depuis longtemps infestés à travers le Sannio. Les survivants ligures ont trouvé refuge dans les territoires entourant immédiatement leur ancienne ville, donnant lieu à diverses petit village de: Macchia, Casaldianni, Forcellata. Un groupe de ces survivants est venu se installer au promontoire rocheux sur lequel est le centre actuel de Circello, établir précisément le premier groupe de maisons dans la zone ci-dessous l’éperon rocheux, où serait trier l’ancienne église de San Nicola, existe toujours. La nouvelle ville a été appelée Cercellum pour l’abondance de chênes dans les environs du nouveau centre, que le reste à Alto Sannio: afin Quercetum, Cercetum, Cercellum Circello.